mercoledì 21 dicembre 2016

Un presepe che sembra un paese vero...


Quest'anno nella mia scuola, per ricordare Corrado Alvaro, scrittore calabrese di San Luca nel 60°anniversario della sua morte, è stato realizzato un presepe murale fedele alla sua descrizione del presepe calabrese.

IL PRESEPE

Natale è la festa più bella di tutte perché con la nascita del Signore l'innocenza tornò sul mondo. Da allora, questa è la festa della speranza e della pace. Tutto sembra fatto per la gioia dei ragazzi che sono la speranza del mondo. Nei paesi s'è lavorato tutta una settimana per il Presepe.
Nel fondo si stendono rami di aranci carichi di frutta.
Si lanciano ponti coperti di muschio da un punto all'altro, si costruiscono montagne e strade ripide, steccati per le mandre e laghetti.
Il Presepe ha l'aspetto di un paesaggio calabrese.
Dalle valli sbucano fiumi, le montagne sono ripide e selvagge.
Su tutto pende il bel giallo dell'arancio come un frutto favoloso.
Il figurinaio che ha fatto i pastori sa che i ragazzi si fermeranno a guardare una per una le figurine.
Perciò, meno che i soldati di Erode, tutti i pastori somigliano a persone conosciute. Sembra un paese vero.
C'è quello che porta la ricottina, c'è il cacciatore col fucile, c'è quello che porta l'agnello e fuma  una lunga pipa, c'è il mendicante.
C'è la gente che balla fra il tamburino, il piffero e la zampogna davanti al Presepe, c'è l'osteria dove si ammazza il maiale e la gente accanto alla fontana, dove la donnina lava i panni.
Ci sono persino i carabinieri che hanno arrestato un tale che ha rubato anche nella Santa Notte!

 I Re Magi spuntano dall'alto della montagna coi moretti che guidano i cavalli.
La stella splende  sulla grotta e gli angeli vi danzano sopra leggeri e celesti come i pensieri dei bambini e degli uomini in questi giorni. 



lunedì 28 novembre 2016

Un albero di Natale speciale!

Cucchiai di plastica, panno rosso, pennarelli e tanta fantasia per addobbare quest'albero speciale, che rappresenta tutti gli alunni della II  A  e le loro maestre. Grazie, Rocco!

sabato 26 novembre 2016


Insegnare la grammatica:esistono modi migliori di quelli classici!


A chi non piacerebbe fare un viaggio per esplorare territori sconosciuti? La voglia di conoscere nuove realtà è insita nell’uomo e, alla luce di questa innegabile  verità, mi è venuta un’idea. Perché non aiutare i miei alunni a scoprire le regole della lingua italiana accompagnandoli, con la guida di una simpatica fatina, in un fantastico  mondo abitato da simpatici  personaggi ? L’esperienza maturata in tanti anni di insegnamento mi ha fatto riflettere sulla necessità di suscitare negli alunni la motivazione ad apprendere creando aspettative, innescando in loro il  desiderio di conoscere e di produrre attraverso l’attività laboratoriale. Ne è scaturito il progetto “In viaggio con Fiabolina”, attivato durante le ore di laboratorio linguistico. La storia è iniziata così: un giorno è entrato in classe un collaboratore con una cartolina, che i bambini hanno osservato con curiosità: la scriveva, dal Mondo della Lingua Italiana,  Fiabolina, la fatina protagonista del libro di cui avevo loro parlato, che li invitava a intraprendere con lei questo viaggio. Dapprima increduli, poi entusiasti, hanno deciso che avrebbero accettato l’invito e così hanno imparato a conoscere la protagonista di questa meravigliosa avventura. Assieme a lei hanno fatto amicizia con Il Mago Accento, che li ha aiutati a capire l’uso di un magico segnetto che lui utilizzava volentieri, il robot Sillabino, che li ha sollecitati a parlare sillabando, dettando le regole della corretta divisione, la fata Raddoppina, che ha insegnato loro l’uso delle doppie; inoltre, hanno visitato l’Isola dei Suoni Affini, dove la B veniva confusa con la D, la F con la V…

Il viaggio nel Regno dell’Ortografia li ha portati a scoprire il paese di Soqquadro, dove regnava una gran confusione, il paese della Punteggiatura, dove i segni di punteggiatura erano dei segnali stradali,  a intrattenersi con  la signora Acqua e con  l’ H Bislacca: da tutte queste opportunità e da questi incontri hanno imparato, come Fiabolina, le regole ortografiche in modo ludico e coinvolgente. Il “Maestro” Gianni Rodari diceva:-Perché i bambini devono imparare piangendo ciò che possono imparare ridendo?-Facendo tesoro del suo insegnamento ho permesso ai miei bambini di sorridere felici nell’accogliere in classe il robot Sillabino e, attraverso un role play, farlo rivivere nella conversazione con i compagni di classe, di ricostruire l’Isola dei Suoni Affini con un collage e di realizzare un biglietto pop up per animare il Mago Accento.In poche parole, in classe è stato attivato un percorso di didattica inclusiva, perché  gli alunni  hanno “fatto lezione” sostituendosi  all’insegnante, hanno effettuato il cooperative learning  per  drammatizzare varie situazioni  e hanno realizzato dei lavoretti per “costruire” il diario di bordo della loro esperienza di viaggio.Ma, soprattutto, hanno imparato le regole ortografiche in modo sereno . Artefici del loro sapere, si sono librati in una dimensione fantastica con entusiasmo. Spesso, per ricordare una regola, fanno riferimento al personaggio che gliel’ha insegnata…Per far consolidare  quanto hanno appreso ho utilizzato l’eserciziario allegato al libro, nel quale hanno studiato con Fiabolina. Per verificare le competenze acquisite  ho elaborato un gioco dell’oca con la fatina e, ancora una volta in modo ludico, ho rilevato che le finalità previste nel mio progetto sono state pienamente raggiunte!
Aida Dattola, maestra I.C.2"F.Sofia Alessio-N.Contestabile"

 Articolo pubblicato su YOUREDUCACTIONil 26 novembre 2016


giovedì 24 novembre 2016

Quando i bambini ti fanno riflettere...

Oggi a scuola parlavamo di amicizia, di sincerità e di condivisione e a un certo punto il discorso è caduto sulla maestra. Un mio piccolo alunno, Emilio, mi ha detto:-La maestra è un dono di Dio!-
La sua affermazione mi ha fatto riflettere: ognuno di noi, consapevole dell'alto compito al quale è chiamato, dovrebbe sentirsi dono per i propri alunni e riflesso dell'Amore di Dio. Grazie, Emilio, porterò le tue parole nel cuore e le ripeterò nelle giornate più difficili!